DDL GREEN ECONOMY – CIRCOLI AMBIENTE: TROPPO ENTUSIASMO, MISURE SONO TIMIDE, ITALIA ANCORA INDIETRO SU FISCALITÀ ECOLOGICA ED IMPIGNORABILITÀ DELL’ACQUA.

di Circoli dell'Ambiente - Rassegna Stampa

 

« Ho letto dichiarazioni colme di eccitazione da parte degli esponenti del Governo per l’approvazione del “DDL Green Economy”, addirittura definito di portata storica. Avevo seguito con interesse l’intero iter ed alla fine mi ero convinto che, per suscitare tale entusiasmo, erano state probabilmente inserite all’ultimo momento misure rivoluzionarie: è per questo che -evidentemente a differenza di molti- prima di rilasciare dichiarazioni ho avuto l’accortezza di leggere con attenzione il testo.

Nonostante il clima natalizio, dunque, sono costretto ad essere meno buono del solito ed a riflettere ad alta voce: ad esser sinceri, non si può negare che sono stati mossi i primi passi per adeguare la nostra legislazione a quella di un Paese civile, ma dopo oltre un anno e mezzo di discussione era lecito attendersi qualcosa in più, anche e soprattutto in materia di fiscalità ecologica, introdotta con misure certamente modestissime che lasciano l’Italia ancora troppo indietro ». È il commento di Alfonso Fimiani, Presidente dei Circoli dell’Ambiente, all’indomani dell’approvazione del “DDL Green Economy” che continua: « Sia chiaro, non si salva il Pianeta multando chi getta a terra mozziconi e scontrini (art. 40), ma di certo è una misura-spot che approvo e che tutti i Comuni avrebbero dovuto già adottare da tempo: chi inquina deve pagare e chi è incivile deve pagare ancor di più! Un plauso altrettanto sentito va all’introduzione della impignorabilità degli animali domestici (art. 77), che, peraltro, a parer mio non fa altro che positivizzare una misura che la lettura costituzionalmente orientata delle norme del codice di procedura civile già imponeva. Potenzialmente interessante è anche il Capo IV in materia di pubblici appalti, che andrà sicuramente implementato per imporre alla Pubblica Amministrazione sempre più vincoli di eco-compatibilità della propria azione. Alla mobilità sostenibile (art. 5) sono destinate risorse esigue: in particolare pare non esserci alcun riferimento al potenziamento della rete di distribuzione del metano, che è attualmente la migliore alternativa a benzina e diesel. D’altra parte, viene finalmente introdotto un sistema premiale per chi smette di utilizzare l’auto e viene incentivato l’utilizzo di mezzi alternativi, come accade nei Paesi del Nord Europa, molto più freddi del nostro: è scritto da anni nel programma del nostro movimento e non possiamo che essere compiaciuti. Questo è il poco che si può salvare delle sessanta pagine, perché il resto è formato da misure troppo timide o da bocciare. È il caso, ad esempio, del Capo VIII, in cui manca una formula semplice e fondamentale che noi crediamo si debba urgentemente introdurre nella legislazione italiana e che sarebbe stato opportuno formalizzare nell’art. 61: “L’acqua è un bene impignorabile ed in nessun caso qualunque gestore pubblico o privato può impedirne l’accesso”. Deludenti sono anche le norme in materia di gestione dei rifiuti e raccolta differenziata (artt. 29, 32, 45 e 47): invece di aumentare l’oppressione fiscale sui cittadini, è necessario “punire” i cattivi amministratori, commissariando immediatamente i Comuni incapaci di raggiungere risultati soddisfacenti. Non lascia soddisfatti la mancata previsione di misure efficaci ad intervenire sul rischio idrogeologico: oggi non serve l’istituzione di un Fondo (art. 55), ma servono interventi immediati e sblocco dei finanziamenti. Glisso sull’articolo 9, il cui secondo comma mi lascia parecchio perplesso e stride con le zone “Oil Free” dell’articolo 71. Voglio concludere con un’ultima riflessione legata ancora alla fiscalità ecologica: questo è il primo Governo che affronta la questione ed introduce alcuni principi basilari, ma assolutamente inefficaci e mentre in Europa si facevano passi da gigante ogni semestre, il Parlamento italiano ha discusso per ventidue mesi senza ottenere risultati degni di lode. Bisogna tassare il produttore che inquina ed educare il consumatore all’acquisto di prodotti eco-sostenibili attraverso incentivi ed accise: la strada è in salita, ma non c’è ulteriore tempo da perdere ed è il motivo per il quale il Governo non può perdere l’occasione, attraverso i decreti attuativi che è chiamato ad emanare, di spingere sull’acceleratore ».