ENCICLICA “LAUDATO SI’”, BENE SVILUPPO SOSTENIBILE E CONVERSIONE ECOLOGICA, MA NO A CATASTROFISMO DECRESCITA FELICE.

di Circoli dell'Ambiente - Rassegna Stampa

“Confesso che solo qualche anno fa non mi sarei neanche immaginato intento a commentare una Enciclica Papale e soprattutto non mi sarei mai aspettato di dover essere critico ed, addirittura, di voler polemizzare con alcuni passaggi della stessa. D’altra parte, potrei dire con serenità che mi sentivo in maggiore sintonia con Papa Giovanni Paolo II così come con Papa Benedetto XVI e di essere rimasto affascinato anche dalla loro visione del Creato e della sua tutela.

Vi è da dire, però, che l’entrata a gamba tesa di Papa Francesco sulla tematica ambientale è una vera rivoluzione in positivo: seppur io, per ovvie ragioni, non possa condividere molti dei passi ed, in generale, l’intero fil rouge della lettera pastorale, sono certo che il dibattito scatenato da questo scritto potrà portare un enorme beneficio all’intera umanità. Nella visione d’insieme mi è parso di cogliere, però, una eccessiva sfiducia verso il consumo e la ricchezza, sintomi di benessere e crescita, mentre quel che davvero danneggia l’ambiente è il consumismo sfrenato ed irrispettoso delle risorse.”. È il primo commento di Alfonso Fimiani, Presidente dei Circoli dell’Ambiente, dopo la lettura dell’Enciclica “Laudato sì” del Santo Padre, presentata questa mattina in conferenza stampa al Vaticano. Continua Fimiani: “Seppur mi senta spinto ad una profonda riflessione, devo dire che la lettura non mi ha particolarmente appassionato: troppi sono i passi in cui si dà per evidenza scientifica quello che io definisco un luogo comune e sul quale una grossa fetta della comunità scientifica è scettica. È chiaro che ci sono dei temi basilari sui quali tutti ci troveremo sempre d’accordo: la tutela dall’inquinamento dell’inizio del I capitolo è, sicuramente, universale, ma la figura dell’uomo peccatore che distrugge il suo Pianeta, ripresa nel paragrafo 8 citando il Patriarca Bartolomeo, mi sembra tanto apocalittica e catastrofista quanto anacronistica, così come necessita di essere attualizzato il tema dell’acqua pubblica. Quella che desta maggiori perplessità, però, è l’analisi sui cambiamenti climatici, con responsabilità addossate all’attività umana date per certe e che certe, probabilmente, non sono. La chiusura del medesimo capitolo I, d’altra parte, apre uno spiraglio ad una revisione: nell’affermare che “si sono sviluppate diverse visioni e linee di pensiero in merito alla situazione e alle possibili soluzioni” il Santo Padre richiama anche quella che meglio interpreta l’ideale di sviluppo sostenibile che cita all’inizio e nella quale noi dei Circoli dell’Ambiente ci rivediamo. È chiaro che alcun commento intendo fare sulla riflessione spirituale, ma mi sento di suggerire a tutti di soffermarsi a leggere, in particolare, la parte relativa all’ ‘eccesso di antropocentrismo’ denunciato a partire dal paragrafo 115”. Conclude: “Se l’analisi dei problemi appare pendere verso una certa visione dell’Ambientalismo, non si può certo dire che vengano proposte soluzioni partigiane: l’invito ad una ‘Ecologia Culturale’, ad una ‘Giustizia tra Generazioni’, alla ‘Educazione e Spiritualità Ecologica’ e soprattutto ad una ‘Conversione Ecologica’ sono forti messaggi di speranza, che non possono e non devono essere confusi con una esortazione a perseguire la via della ‘decrescita felice’. Serve un cambiamento nello stile di vita che metta il Creato al centro, ma che non imponga all’Uomo un ritorno al passato e che non ne mortifichi il ruolo”.